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Cinema

suggestioni

 

Frederik van Eeden, neurologo olandese, nonché scrittore e pensatore assai poliedrico della belle époque, coniò due termini che avranno grande successo: psicoterapia e sogno lucido (1) . Da poco era stato inventato il cinema. Il cinema è stato più volte paragonato al sogno lucido, ma si può dire altrettanto bene che tutto il cinema sia psicoterapia, se non altro per l'effetto catartico che esercita sullo spettatore. Allacciare il tema della psicoterapia a quello del sogno, dunque, non è solo un omaggio a van Eeden, ma anche un'iniziazione all'unica arte che il XX secolo abbia prodotto.

Paolo Clemente

 

(1) "These dreams could not be dreams, said Maury (1878). Now this is simply a question of nomenclature. [...]

If anybody refuses to call that state of mind a dream, he may suggest some other name. For my part, it was just this form of dream, which I call 'lucid dreams', which aroused my keenest interest and which I noted down most carefully"

Van Eeden, F., 1913, cit. in C.Tart, a cura di, "Altered States of Consciousness", New York 1990, p. 178.

 
 

Finalmente in italiano il film di Nora su Gregory Bateson:

lo trovi su:

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    SEGNALAZIONE libro:

     

     

    Coratti B. Lorenzini R. Scarinci A. Segre A.

    TERRITORI DELL'INCONTRO Alpes, Roma, 2012

     

    Un libro su Cinema e Letteratura come strumenti clinici in psicoterapia

    Dalla fondazione nel gennaio 2006 il sito Psicoterapia e Scienza ha dato spazio e rilievo al cinema con una pagina dedicata. La pagina "Cinema" ha avuto un momento di fertile creatività all'inizio con le conversazioni intercorse tra Paolo Clemente, io e pochi altri, ma in seguito la pagina è cresciuta più lentamente. La pubblicazione di questo libro ci stimola ora a riprendere nella giusta considerazione il tema del cinema in psicoterapia. Questo interessante lavoro di Lorenzini e colleghi, ha una forte connotazione pratica ma non manca di interessanti premesse teoriche e fornisce semplici e solide linee guida per l'uso del cinema e della letteratura sia in seduta sia al di fuori, in forma di "compiti a casa". Segnalo il libro all'attenzione degli amici psicoterapeuti ma anche di tutte le persone comunque sensibili al fascino del cinema.

    Questo interessante lavoro di Lorenzini e colleghi, ha una forte connotazione pratica ma non manca di interessanti premesse teoriche e fornisce semplici ma solide linee guida per l'uso del cinema e della letteratura sia in seduta sia al di fuori, in forma di "compiti a casa". Segnalo il libro all'attenzione degli amici psicoterapeuti ma anche di tutte le persone comunque sensibili al fascino del cinema.

    LOD


     

     

    INCEPTION di C. Nolan (2010)

    Il film è tutto incentrato sul sogno lucido, ancor più di "Vanilla Sky", ma è un sogno lucido che somiglia più alla realtà virtuale - vedi "Nirvana", "Il tredicesimo piano", "Matrix", ecc. - che a un sogno vero e proprio. Infatti nelle scene oniriche di "Inception" sono del tutto assenti i "segnali metaonirici", cioè quelle caratteristiche deformazioni del sogno (metamorfosi, assurdità, incongruenze spazio-temporali, etc.) che permettono di distinguere il mondo onirico da quello della veglia. Ma il film viola anche una regola fondamentale del sogno lucido - che definirei "regola di Morin" in quanto l'ho trovata enunciata per la prima volta in "La conoscenza della conoscenza" - che consiste in una limitazione al numero dei piani di consapevolezza sovraordinati alla semplice coscienza di sognare che caratterizza i sogni ordinari (non lucidi). Se, infatti, la nostra mente può facilmente acquisire la consapevolezza del sogno - trasformando così il sogno ordinario in un sogno lucido - non è tuttavia capace di accedere ad un livello di coscienza ancora superiore, ovvero ad un livello "meta" rispetto alla metacognizione della coscienza di sognare che caratterizza appunto il sogno lucido. Ora nel film "Inception" i sognatori scalano ben quattro livelli successivi di sogno lucido!    LEGGI TUTTO

     

     
     

     

    AN EGOLOGY OF MIND.

    A Daughters Portrait of Gregory Bateson di Nora Bateson (2010)

    An Ecology of Mind is a film portrait of Gregory Bateson, celebrated anthropologist, philosopher, author, naturalist, systems theorist, and filmmaker, produced and directed by his daughter, Nora Bateson. The film includes footage from Bateson’s own films shot in the 1930s in Bali (with Margaret Mead) and New Guinea, along with photographs, filmed lectures, and interviews. His youngest child, Nora, depicts him as a man who studied the interrelationships of the complex systems in which we live with a depth motivated by scientific rigor and caring integrity.

    Nora Bateson’s rediscovery of his work documents the vast – and continuing – influence Bateson’s thinking has had on the work of an amazingly wide range of disciplines. Through contemporary interviews, along with his own words, Bateson’s way of thinking reveals practical approaches to the enormous challenges confronting the human race and the natural world.

    Gregory Bateson’s theories, such as “the double bind” and “the pattern which connects”, continue to impact the fields of anthropology, psychiatry, information science, cybernetics, urban planning, biology, and ecology, challenging people to think in new ways.

    Until now, his work has been largely inaccessible to most of us. Through this film, Nora Bateson sets out to show that his ideas are not just fodder for academic theory, but can help instruct a way of life. She presents his thinking using a richly personal perspective, focusing on the stories Bateson used to present his ideas and how the beauty of life itself provided the framework of his life’s pursuits.

    This film hopes to inspire its audience to see our lives within a larger system - glistening with symmetry, play, and metaphor. An invitation to ask the kinds of questions that could help thread the world back together from the inside.

    Dal sito ufficiale del film

    che contiene il Trailer del film e un bell' Omaggio a Gregory Bateson di Fritjoff Capra

     

     

     

    OLTRE IL GIARDINO di Hal Ashby (1979)

    Grande film, geniale interpretazione di Peter Sellers.

    Va rispettato l'assunto del film perciò è bene astenersi dall'interpretare e trovare significati: si rischierebbe di attribuire senso al nulla.

    La gente vede ciò che desidera vedere.

    LOD

     

     

    El TOPO di A. Jodorowsky (1970)

    L'eroe del film non è il protagonista ma quel vecchio che alleva conigli e che quando si trova davanti lo sfidante cerca nella terra la sua pistola arrugginita e si fa saltare le cervella.
    Dopo aver edificato l'ego non resta che distruggerlo: scalare l'egoità dal versante occidentale e poi discenderla da quello orientale.

    JAN MAIS

     

    LA CITTA' INCANTATA  di Hayao Miyazaky (2001)

    Faglie si aprono nel tempo e si richiudono senza che altri se ne accorgano. Come l'Olimpo greco, nemmeno l'al di là orientale è migliore di questo mondo.
    Immagino il 'dopo' come l'ennesima sala d'attesa e una voce sconsolata che ripete "acqua, birra e coca... acqua, birra e coca..."

    JAN MAIS

     

     

    L' ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO
    regia di Agostino Ferrante
    (2006)

    Dopo gli antidepressivi triciclici, gli antidepressivi atipici e gli antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina ecco il primo "ANTIDEPRESSIVO MULTIETNICO".

    Un sogno lucido collettivo.

    FABRIZIO SEMPER

     

     

    APPUNTAMENTO A BELLEVILLE
    di Sylvain Chomet
    (2003)

    L'uomo sa niente del mondo che attraversa, conosce solo la difficile arte di sopravvivere. Poco amore e poca felicità, solo un compito, perseguito ossessivamente, sopravvivere, nonostante tutto.
    Per Champion, inconsapevole precursore di Coppi, un solo compito: pedalare, nonostante tutto.
    Fino al solipsistico, autoreferenziale, assurdo pedalare inseguendo uno schermo cinematografico che dal suo stesso pedalare è sospinto ed alimentato.

    FABRIZIO SEMPER

     

     

    STALKER di Andrei Tarkovsky (1979)

    Gli uomini lo attaccano perché non lo comprendono. L'Altro esige rispetto altrimenti castiga. La guida è debole, prega, ha paura. Se scegli di seguirla non è per ricevere protezione ma perché ha il cuore di un bambino.

    JAN MAIS

     

     

     

    I PUGNI IN TASCA di Marco Bellocchio (1965)

    In un labirinto di doppi legami, nel claustrofobico ambiente della borghesia rurale in disfacimento, un giovane isolato ed epilettico, cerca una impossibile via di fuga. Inutilmente.
    La sua carriera psicopatica produce solo parossistica aggressività omicida e, prima della sua fine, anche la perdita dell'intimità, morbosamente vissuta, con l'infantile sorella.
    L'autore intuisce ed adombra la contiguità inestricabile tra "normalità" e follia. Tra le due forse solo la follia, ma non questa volta, apre percorsi di rivoluzionaria catarsi.
    In questo film giovanile Marco Bellocchio porta il cinema italiano entro le problematiche della mente come nessuno mai prima, nè dopo di lui, è riuscito. Lo stesso Bellocchio rimarrà sempre lontano dalla magnifica maestria creativa attinta in questa occasione.

    FABRIZIO SEMPER

     

     

    THE TRUMAN SHOW di Peter Weir (1988)

    "Dopo aver compreso la trappola ontologica in cui è preso dalla nascita, il protagonista dirige il fiocco (genoa) della sua barca verso la fine del mondo [sarebbe stato bello se avesse indossato i jeans, parola che come 'genoa' viene da Genova, che a sua volta deriva da 'ianua' = porta] finché la prua non cozza contro l'intonaco del cielo in prossimità di una una porta con scritto 'exit' [sarebbe stato bello se una voce fuori campo avesse recitato gli ultimi versi di 'In limine' del genovese Eugenio Montale: 'Cerca una maglia rotta nella rete che ci stringe, tu balza fuori, fuggi! Va, per te l'ho pregato, - ora la sete mi sarà lieve, meno acre la ruggine']."

    JAN MAIS

     

     

    IRON 3 di Kim Ki-Duk (2004)

    I libri orientali sono molto diversi dai libri occidentali perché quella che in occidente è la conclusione del libro, in oriente è soltanto l'inizio del cammino.
    I maestri orientali sono molto diversi da quelli occidentali perché trattano i propri allievi senza il minimo riguardo.
    Come interpretare altrimenti la figura del perfido secondino?

    JAN MAIS

     

     

    ORLANDO di Sally Potter (1992)

    Un viso enigmatico e androgino, un viso di nessuna vita e di tutte le vite. Facendo scorpacciate di storie il terapeuta accelera il suo ciclo di morti e rinascite. Seduta dopo seduta lentamente si dissolve fino al momento in cui sente che l'aria lo respira e il pensiero lo pensa.

    JAN MAIS

     

     

    L'ARPA BIRMANA di Kon Ichikawa (1956)

    Pietà come dignità, è questa l'estrema risorsa che permette all'uomo di tollerare l'altrimenti insostenibile sgomento al cospetto degli strazi assurdi della guerra. Un'elegia interiore ed autoriflessiva, un'epica assolutamente pre-ideologica.
    “Nessun uomo può capire il perché di tanti dolori”.
    Un film che dovrebbe essere riconosciuto patrimonio dell'umanità.

    FABRIZIO SEMPER

     

     

    LETTERE DA IWO JIMA
    di Clint Eastwood (2006)

    L'ex pistolero senza nome dei western di Sergio Leone è oggi diventato uno dei pochi nomi che rimarranno nel tempo a testimoniare la grandezza del cinema USA nonostante l'infinita produzione di "grandiosa" spazzatura commerciale.

    Questo è un grande film.

    FABRIZIO SEMPER

     

     

    LA VIA LATTEA di Luis Buñuel (1968)

    La metafora del pellegrinaggio nel film La Via Lattea di Buñuel

    Il viaggio, dall’epoca classica, attraverso Dante, il romanticismo e la letteratura contemporanea, spesso rappresenta l’esplorazione, il desiderio del nuovo, l’ansia dell’uomo di migliorare la sua conoscenza del mondo e della sua stessa natura.
    Il pellegrinaggio, un pellegrinaggio tanto profondamente strutturato nel corso dei secoli, quale il cammino di Santiago de Compostela, è all’inverso il paradigma dell’iterativa ripetizione di ritualità e consuetudini da lungo tempo, ossessivamente, codificate.
    Il cammino di Santiago (la via lattea, in varie lingue straniere) appare in questo modo una sorta di dogmatica rivendicazione di credenze fondate su oscure e nebulose leggende.
    Il film formalmente è strutturato attorno alla presentazione di dogmi ed eresie, in riferimento a episodi della vita di Cristo ed a leggende relative al pellegrinaggio e alla città di Santiago.
    Le vicende di due pellegrini, presentati come accattoni alla ricerca di facili opportunità, le scene paradossali e picaresche che si alternano a scene realistiche ed a scene surreali, sono le cornici che il regista usa per una spietata critica del dogmatismo.
    Buñuel allude alla chiesa, responsabile di aver svuotato il senso del sacro e di aver aperto, con il rifiuto del dubbio e dell’ "errore", la via all’integralismo fondamentalista ed intollerante, ed alla sua collusione con l’arroganza del potere.

    VALENTINA LODOLI

     

     

    LE ONDE DEL DESTINO
    di Lars von Trier (1996)

    Bess è una mentecatta con delirio di riferimento oppure una martire che offre la propria vita per salvare quella del marito? La guarigione di Jan è compatibile con la prognosi riservata oppure è un evento miracoloso?

    L’agorafobico ipocondriaco Lars von Trier riesce a tenersi in bilico per tutto il film, scivolando solo nel finale, quando celesti battaglie dissipano i benefici del dubbio 

    JAN MAIS

     

     

    XXY di Lucía Puenzo (2007)

    Il contrasto tra i due padri, il chirurgo e il padre della protagonista, può essere usato come metafora della contrapposizione tra terapia chiusa e aperta, ovvero tra un percorso di omologazione che opera per ridurre le differenze e uno di individuazione che piuttosto le esalta.
    Nella frase 'E se non ci fosse niente da scegliere?' è racchiuso il senso della psicoterapia aperta che di fronte ad apparenti contraddizioni ed incoerenze non fiuta la psicopatologia ma la complessità dell'essere umano.

    JAN MAIS

     

     

     

      From 2011 01 01: